nON coM’é

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Vorrei tornassero al più presto quei momenti in cui la realtà sensibile mi sembrava una gabbia per ciechi, una prigione per ignoranti, un “avatar “della verità ultima. Quella bugia quotidiana era talmente ermetica da non lasciar gocciolare fuori nemmeno il pensiero e, solo ora che ho trovato il pertugio per uscirne, riesco ad apprezzarne l’idea. Quanto era stravagante e illusoria quella prospettiva, potrei dire fosse pienamente degna della superbia umana!
Nell’atto volontario di conoscere la realtà ed i suoi buchi ho ottenuto l’effetto contrario: l’ho disconosciuta. Mi chiedo perché io lo abbia fatto. Ho cercato così intensamente da perdere tutto, da non esistere più. Ora sono vuoto e nient’altro. Non ho forma, non ho odore, non ho consistenza e, quel che è ancora peggio, non ho mai letto, non ho mai scritto, non ho mai fatto l’amore o guardato un tramonto. Non ho mai fatto niente perché non sono mai stato niente e perché non c’è mai stato niente da poter fare.

Basta! Sono avvilito dal capire senza pensare, dal vedere senza aprire gli occhi, dal sentire senza ascoltare e dal ricordare senza esistere; vorrei che non fosse tutto vacuo, uguale a sé stesso e spietatamente consequenziale. Vorrei che tutto fosse umano e non com’è.

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