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Oggi, con gran stupore, mi è sembrato di cogliermi come meno astratto.
Dopo un lungo periodo di latitanza sono tornato ad essere carne ed ossa e, quando accade, è come rinascere. Sfinito da quei giorni “di quattro mura” ho deciso di uscire e di percorrere i viali fioriti alla ricerca di me stesso. Fuori, il vento vellutato primaverile, era rosa con sfumature gialle ed il cielo di cristallo luccicava così intensamente da poterne intuirne il rumore. Dopo tanto tempo sembrava tutto così vero ed io, soldato di ritorno da una guerra mai esistita, galleggiavo… …ora, mentre scrivo a distanza di mezza giornata da quelle ore, ammetto mestamente di non essermi trovato ma, in compenso, ho assistito ad uno spettacolo teatrale. “Ingresso gratuito” diceva l’insegna. “Perché no?” ho risposto io.
…immersi nel buio del teatro gli spettatori non hanno volto. Attraverso centinaia di occhi, e da innumerevoli prospettive, sagome sconosciute osservano un attore attempato che sa fare il suo mestiere. Li invidio per cotanta pace e così, anche io, decido di abbandonarmi alle parole che mi giungono sicure dal palco. Mi diluisco nel nulla e divento automaticamente parte del tutto. Scompaio. Non esisto. In quel momento non c’è più un “io”, un “tu”, o un “lei”, non ci sono più persone, ma soltanto una singola pluralità. Il pubblico è una mente collettiva con il volto di buio ed è quasi come fare l’amore quando, d’improvviso, qualcuno mi distrae. Un colpo di tosse dell’anziana signora dietro di me spezza l’incantesimo. Coitus interruptus. Mi disconnetto dalla rete di cervelli, torno ad essere me. Solo me. È un trauma, sbatto le ciglia due volte. Ora è nuovamente la mia testa a guidare. D’istinto ed insensatamente mi accorgo di star pensando a quante facce possieda il protagonista dalle scarpe di pelle. “Se ogni poltrona mi dà modo di avere una visione differente del suo viso posso dire che ne abbia solo uno? Ma, soprattutto, quanti spettacoli esistono? Esiste un unico spettacolo? Ognuno dei posti numerati all’interno del teatro assiste una serata differente e quindi, contemporaneamente, si stanno svolgendo cento spettacoli?”. L’ubiquità non sembra più un mito agli occhi della mia masturbazione intellettiva e, mentre penso, non esisto. Per la seconda volta è quasi come fare l’amore quando, a fatica, decido di distrarmi da solo e di uscire dal fiume dei pensieri. Mi ricollego all’attore quasi fosse un server.
“Che silenzio aereo, quasi rarefatto! E’ il silenzio dell’essere tutto e quindi dell’essere niente”.
“Dev’essere questa la sensazione che prova un morto”.
“La morte è il teatro del niente”.
“La morte è quasi come fare l’amore”.
“Di nuovo”.
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