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Il linguaggio crea e definisce il Circostante in un’opera involontaria di disconoscimento dalla sua forma originale che, in quanto muta, fino a quell’istante era oggettiva. Attraverso le parole, in questo senso, il concreto prende pieghe relative allo scrutatore e diventa irreversibilmente personale. Quanta illusione ed immodestia c’è nella “comprensione” tra umani: capiamo in base a come siamo e non a com’è.

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