Archivio mensile:giugno 2010

Più Lo sTEsSo

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Spessamente, specie se il buio che cova un nuovo giorno m’avvolge con lo strascico astratto del suo vestito fatto di passato, capita che l’Introspezione venga a farmi visita entrando in camera mia senza nemmeno bussare; quando me ne accorgo è troppo tardi: mi giro e la trovo lì, d’improvviso, seduta sul mio letto sfatto a fissarmi attraverso i suoi occhi privi di palpebre. Mi vengono i brividi. Capita così che si stia in silenzio per un bel po’, io e lei, avulsi dal mondo e da ciò che gli appartiene. Poi, anche se la conosco alla perfezione, la osservo attentamente mentre lei osserva me: ha gli occhi di spillo, profuma di vuoto e, sebbene sia muta, racconta più cose su di me di quanto non saprei fare io stesso.
Quante volte, spaventato dal suo modo di comunicare acuminato e straziante, ho chiuso gli occhi e ho contato fino a dieci sperando che se ne andasse.
Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque. Sei. Sette. Otto. Nove. Dieci.
Non ha mai funzionato.
Poi, com’è arrivata se ne va…d’improvviso.
Ed io non sono più lo stesso.

cI fA mALe

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Oggi, quell’ammasso di particelle subatomiche che di fatto compone la mia amica, nella sua riflessione giusta, ma miseramente umana, ha sostenuto che le persone siano irrimediabilmente attratte da ciò che le ferisce.
A volte mi stupisce quanto sottile sia il ragionamento umano; ammettendo di essere attirati da quel che gli fa male, infatti, l’uomo cede, e s’inchina con finta devozione davanti a delle leggi interiori che sono per lui misteriose -quasi divine- e quindi incontrollabili. Nell’atto della resa è come se, implicitamente, la causa delle sofferenze fosse fatta derivare da una sorta di maledizione che perseguita il genere umano e che di conseguenza è immune ad una limitazione. In questi termini è come se ci arrendessimo d’innanzi a Dio e alla sua decisione di averci progettato “così”; questa “maledizione” però, a mio avviso, non è innata ed incontrollata ma, piuttosto, “autolanciata” e mascherata; se solo la mia amica fatta di atomi capisse che ciò che l’attrae è la sua immodesta ambizione forse si lamenterebbe di meno: la seduzione non deriva da è quel che potrebbe farci male ma, piuttosto, dall’idea megalomane – tipica dell’animale uomo- di sentirsi superiore, speciale, insomma, di essere proprio colui (o colei) che ce la farà a non soffrire (elevandosi di conseguenza su tutti quelli che hanno fallito prima). In caso di fallimento la colpa sarà di Dio e del suo averci progettato così, in caso di vittoria ci si sentirà superiori a tutti. Ora lo afferro: l’uomo non s’innamora nè dei premi nè delle sfide ma solamente dell’idea che si fa di sè quando s’immagina trionfante sugli altri! La persistenza con cui continua a fare fiasco (totalmente accecato dal su ego infinito) è talvolta imbarazzante ma, allo stesso tempo, piena di tenerezza. L’uomo è una bestia quasi intelligente mentre io…io sono soltanto atomi pensanti.