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Spessamente, specie se il buio che cova un nuovo giorno m’avvolge con lo strascico astratto del suo vestito fatto di passato, capita che l’Introspezione venga a farmi visita entrando in camera mia senza nemmeno bussare; quando me ne accorgo è troppo tardi: mi giro e la trovo lì, d’improvviso, seduta sul mio letto sfatto a fissarmi attraverso i suoi occhi privi di palpebre. Mi vengono i brividi. Capita così che si stia in silenzio per un bel po’, io e lei, avulsi dal mondo e da ciò che gli appartiene. Poi, anche se la conosco alla perfezione, la osservo attentamente mentre lei osserva me: ha gli occhi di spillo, profuma di vuoto e, sebbene sia muta, racconta più cose su di me di quanto non saprei fare io stesso.
Quante volte, spaventato dal suo modo di comunicare acuminato e straziante, ho chiuso gli occhi e ho contato fino a dieci sperando che se ne andasse.
Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque. Sei. Sette. Otto. Nove. Dieci.
Non ha mai funzionato.
Poi, com’è arrivata se ne va…d’improvviso.
Ed io non sono più lo stesso.

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Una risposta »

  1. Scrivi molto bene, sai scrivere a fondo, nel fondo…e questo m’intriga.
    A volte trovo quella creatura silenziosa e senza palpebre nelle parole degli altri, per esempio nei tuoi post…a volte può persino aiutare, non solo far rabbrividire.
    Bonnie

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