Perso nei meandri della nostalgia più insidiosa sento fisicamente il sapore di quelle notti d’estate in cui la realtà non s’era ancora palesata d’innanzi ai miei occhi. L’illusione positiva cerebrale, quella che dava un senso a tutto, è scomparsa con lentezza sadomasochista e non credo tornerà. Eccomi quindi seduto su di una scricchiolante “sedia in legno chiaro” a fissare distrattamente – ma molto accuratamente – volti che, composti da atomi, si dissolvono nella totalità circostante. Assisto inerme ed apaticamente ad abbracci tra ammassi di cellule intellettive che non s’incrociavano da tempo, a baci profondissimi tra molecole che girano ed al nulla che s’illude d’essere. E’ tutto così insensato e non so a cosa aggrapparmi! Forse la mia ancora di salvezza, l’unica cosa realmente concreta dal momento in cui per concreto s’intenda ciò che sicuramente esiste, è il pensiero. E’ concreto perché è alla base della Bugia, de ”L’Inganno Consueto”, del finto universo che esiste solo per noi. Più volte mi sono interrogato sul perché io, sul perché questa prospettiva sia capitata a me. La risposta è che non lo so. So solo che vorrei essere un cieco che può decidere di non vedere, piuttosto che un cieco che vede, e che darei tutto, tranne la mia consapevolezza, in cambio dell’inconsapevolezza.

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