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cI fA mALe

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Oggi, quell’ammasso di particelle subatomiche che di fatto compone la mia amica, nella sua riflessione giusta, ma miseramente umana, ha sostenuto che le persone siano irrimediabilmente attratte da ciò che le ferisce.
A volte mi stupisce quanto sottile sia il ragionamento umano; ammettendo di essere attirati da quel che gli fa male, infatti, l’uomo cede, e s’inchina con finta devozione davanti a delle leggi interiori che sono per lui misteriose -quasi divine- e quindi incontrollabili. Nell’atto della resa è come se, implicitamente, la causa delle sofferenze fosse fatta derivare da una sorta di maledizione che perseguita il genere umano e che di conseguenza è immune ad una limitazione. In questi termini è come se ci arrendessimo d’innanzi a Dio e alla sua decisione di averci progettato “così”; questa “maledizione” però, a mio avviso, non è innata ed incontrollata ma, piuttosto, “autolanciata” e mascherata; se solo la mia amica fatta di atomi capisse che ciò che l’attrae è la sua immodesta ambizione forse si lamenterebbe di meno: la seduzione non deriva da è quel che potrebbe farci male ma, piuttosto, dall’idea megalomane – tipica dell’animale uomo- di sentirsi superiore, speciale, insomma, di essere proprio colui (o colei) che ce la farà a non soffrire (elevandosi di conseguenza su tutti quelli che hanno fallito prima). In caso di fallimento la colpa sarà di Dio e del suo averci progettato così, in caso di vittoria ci si sentirà superiori a tutti. Ora lo afferro: l’uomo non s’innamora nè dei premi nè delle sfide ma solamente dell’idea che si fa di sè quando s’immagina trionfante sugli altri! La persistenza con cui continua a fare fiasco (totalmente accecato dal su ego infinito) è talvolta imbarazzante ma, allo stesso tempo, piena di tenerezza. L’uomo è una bestia quasi intelligente mentre io…io sono soltanto atomi pensanti.

vUotO = aMOre

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In questi giorni di scollamento dalla realtà, dove per realtà intendo quella oggettiva e razionale, riesco ad immergermi in questioni concrete come il riflesso assurdo che l’egoismo dei geni ha: l’amore.

Ho divorato decine di libri imperniati su storie d’amore struggenti e centinaia di poesie grondanti di sentimento liquido ma, alla fine di ogni lettura, per quanto diversa fosse dalle precedenti, avevo la stessa medesima sensazione: incompletezza. Ho rovistato a fondo dentro di me alla ricerca del perché di questo sentore e, solo oggi che mi avverto più individuo e meno totalità, ne capisco la provenienza: le storie d’amore non parlano d’amore ma solo delle sue manifestazioni. Fare una pazzia, uccidere, uccidersi e viaggiare per tutto il mondo sono solo alcune prove della presenza dell’amore ma, ad un attento sguardo che cinga da vicino la questione, non danno alcuna definizione del sentimento in sé. Troppe volte, in risposta alla domanda “cos’è l’amore?” ho sentito rispondere “l’amore è quando…”. Ebbene, sono stufo! Ditemi cos’è l’amore senza usare le sue manifestazioni! Non ditemi che l’alcool è la sbornia, perché non è così!

Basta!..ditemi che non è nient’altro che il lazzo a tempo determinato con cui i nostri geni garantiscono cure parentali ai loro post-cessori fintanto che essi stessi non saranno in grado di riprodursi a loro volta, ditemi che è un vestito che facciamo indossare a chi potrebbe portarlo bene e che lentamente si consuma mostrandoci le vere forme di chi ci sta davanti…

Ditemi qualcosa, ma basta con queste spiegazioni legate agli effetti!

Basta!